Banca Sella ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con un utile netto di 40,7 milioni di euro, in riduzione rispetto ai 42,1 milioni di euro dell’anno precedente (-3,4%). L’andamento del primo trimestre 2026 evidenzia infatti un più elevato livello di tassazione (+2,3 milioni di euro) e maggiori accantonamenti per il rischio, in particolare di credito (+1,7 milioni di euro), in presenza tuttavia di un risultato di gestione in miglioramento rispetto a quello del corrispondente periodo del 2025, grazie alla crescita del margine d’intermediazione superiore a quella dei costi. Il ROE annualizzato si è attestato al 13,3% (era 14,5% a marzo 2025). Ampia la dotazione patrimoniale della banca con il Cet1 al 19,22% e il Total Capital Ratio al 21,90% (erano 20,58% e 23,46% a marzo 2025 e 23,20% e 25,64% a fine 2025). La variazione dei coefficienti patrimoniali rispetto al 31 dicembre 2025 è riconducibile principalmente all’operazione di riacquisto della partecipazione totalitaria di Hype e la successiva fusione per incorporazione nella banca. Molto positivi anche gli indicatori di liquidità, ampiamente sopra i limiti previsti: LCR a 244,7%, NSFR a 154,6% (i limiti minimi normativi sono pari al 100% per entrambi).
Gli indici di qualità del credito si confermano solidi: il costo del rischio di credito annualizzato è pari a 24 bps (era 19 bps a marzo 2025 e 18 bps a fine 2025) con coperture su crediti in crescita; l’Npl Ratio netto è pari all’1,2% (era 1,3% a marzo 2025 e 1,2% a fine 2025) e l’Npl Ratio lordo è pari al 2,5% (era 2,5% a marzo 2025 e 2,4% a fine 2025). L’indice Texas Ratio è pari a 21,3% (era 19,5% a marzo 2025 e 18,5% a fine 2025): la variazione è anch’essa riconducibile all’operazione di fusione di Hype in Banca Sella.
La raccolta globale al valore di mercato ha raggiunto i 45,9 miliardi di euro, con un incremento del 13,6% rispetto a marzo 2025 e del 4,8% rispetto alla fine dello scorso anno. La raccolta netta globale dei primi tre mesi del 2026 è stata positiva per 2,6 miliardi di euro, sostenuta dalla crescita della raccolta indiretta. Gli impieghi a supporto delle attività di famiglie e imprese sono aumentati del 6,6% rispetto a marzo 2025 e dell’1,8% rispetto alla fine dello scorso anno, raggiungendo i 10,6 miliardi di euro.
Il margine di intermediazione si è attestato a 176,2 milioni di euro (+5,1% rispetto a marzo 2025). Il margine di interesse risulta in incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+0,9% a 94,7 milioni di euro); in crescita i ricavi netti da servizi (+3,9% a 71,4 milioni di euro), trainati dall’incremento dei proventi da servizi di investimento (+8,5% a 26,7 milioni di euro) e da sistemi di pagamento elettronici (+11,4% a 22,1 milioni di euro). Buono anche l’andamento dei ricavi da banking (+7,8% a 8,9 milioni di euro), delle commissioni accessorie al credito (+1,6% a 7,5 milioni di euro), dei proventi da assicurativo danni (+16,1% a 1,9 milioni di euro). Molto positivo anche il risultato netto da attività finanziaria (+94,7% a 10,1 milioni di euro), che riflette principalmente il contributo positivo del portafoglio titoli per effetto della realizzazione di plusvalenze da cessione. Il Cost to Income è al 59,8% (era 59% a marzo 2025).