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CRS (Common Reporting Standard)

Nell'ambito delle recenti iniziative internazionali di cooperazione nella lotta all'evasione fiscale, l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha predisposto uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni tra paesi (Automatic Exchange Of Information - AEOI) basato sul modello introdotto dagli accordi intergovernativi (IGA Model 1) stipulati da diversi paesi con gli Stati Uniti al fine dell'implementazione della normativa statunitense FATCA.
Lo standard OCSE, definito Common Reporting Standard (CRS), prevede, al pari di FATCA, lo scambio automatico annuale tra Autorità Fiscali di informazioni fornite dalle Istituzioni Finanziarie di ciascun paese. L'impatto del CRS è esteso a numerosi paesi e più di 90 i paesi si sono già formalmente impegnati ad implementare il sistema di scambio automatico delle informazioni in relazione ai clienti persone fisiche ed entità fiscalmente residenti all'estero; oltre 50 paesi, tra cui l'Italia attiveranno gli obblighi CRS a partire dal 1° gennaio 2016.
Nel contesto italiano, i primi obblighi CRS sono contenuti nella legge 18 giugno 2015, n. 95 di ratifica dell'accordo intergovernativo stipulato dall'Italia e gli Stati Uniti il 10 gennaio 2014; le Istituzioni Finanziarie italiane pertanto sono chiamate ad adeguarsi ai requisiti previsti dalla normativa locale.

Che cos'è il CRS

Nell’ambito delle recenti iniziative internazionali di cooperazione nella lotta all’evasione fiscale, l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha predisposto uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni tra paesi (Automatic Exchange Of Information - AEOI) basato sul modello introdotto dagli accordi intergovernativi (IGA Model 1) stipulati da diversi paesi con gli Stati Uniti al fine dell’implementazione della normativa statunitense FATCA. Lo standard OCSE, definito Common Reporting Standard (CRS), prevede, al pari di FATCA, lo scambio automatico annuale tra Autorità Fiscali di informazioni fornite dalle Istituzioni Finanziarie di ciascun paese.

L’impatto del CRS è esteso a numerosi paesi e più di 90 i paesi si sono già formalmente impegnati ad implementare il sistema di scambio automatico delle informazioni in relazione ai clienti persone fisiche ed entità fiscalmente residenti all’estero; oltre 50 paesi, tra cui l’Italia attiveranno gli obblighi CRS a partire dal 1° gennaio 2016.

Nel contesto italiano, i primi obblighi CRS sono contenuti nella legge 18 giugno 2015, n. 95 di ratifica dell’accordo intergovernativo stipulato dall’Italia e gli Stati Uniti il 10 gennaio 2014; le Istituzioni Finanziarie italiane pertanto sono chiamate ad adeguarsi ai requisiti previsti dalla normativa locale.

Gli impatti per le Istituzioni Finanziarie

All'entrata in vigore della normativa (1° gennaio 2016) le Istituzioni Finanziarie dovranno essere pronte a:

  • Identificare correttamente i nuovi clienti (ovverosia clienti entrati in relazione a partire dal 1° gennaio 2016) persone fisiche e soggetti diversi dalle persone fisiche (entità) che aprono rapporti rilevanti ai fini CRS (financial account di seguito anche “conti”), attraverso l'adeguamento delle procedure e dei processi di accettazione della clientela e apertura rapporti con l’obiettivo di identificare i soggetti fiscalmente residenti all’estero;
  • Attivare specifiche attività di due diligence in relazione ai clienti preesistenti (ovverosia clienti preesistenti alla data del 31 dicembre 2015) al fine di individuare eventuali soggetti fiscalmente residenti all’estero in base:
    • ad uno specifico insieme di indizi (indicia) ricercabili all'interno dei propri archivi elettronici al fine di confutare o confermare lo status di cliente fiscalmente residente all’estero (Lower Value Account);
    • ad una verifica rafforzata sulle informazioni a disposizione, in carico ai responsabili della relazione con il cliente per i soggetti aventi un patrimonio uguale o superiore a 1.000.000,00 $ (High Value Account)
  • Inviare all'Agenzia delle Entrate, a partire dal 2017, un flusso di segnalazione contenente dati anagrafici e patrimoniali dei propri clienti fiscalmente residenti all’estero, in base a regole, contenuti e formato che saranno disposti tempo per tempo dall'autorità fiscale italiana.

Il CRS e la Clientela

Come detto precedentemente, il CRS prevede che l’Istituzione Finanziaria FFI (banca o altro istituto finanziario) identifichi la propria clientela. Di seguito si indicano in estrema sintesi le indicazioni da seguire nel caso in cui si tratti di clientela preesistente piuttosto che di un nuovo cliente:

  • Clientela preesistente (acquisita prima dell'entrata in vigore della normativa - entro il 31/12/2015). La clientela preesistente viene suddivisa in High Value Account o Low Value Account in base al valore del patrimonio del cliente presso i conti dell’istituzione finanziaria.
    • High Value Account (clienti con conti di importo rilevante)
      i clienti titolari di financial account con un valore pari o superiore a 1.000.000,00 $, vengono classificati con il termine di High Value Account. Su tali soggetti l’Istituzione Finanziaria è tenuta a verificare le informazioni mediante una verifica "rafforzata", che aggiunge alla ricerca degli indicia sugli archivi informatici:
      • una ricerca degli indicia nei dossier cartacei relativi al cliente
      • un’attestazione da parte del responsabile della relazione nella quale il responsabile del rapporto certifica eventuali elementi che possano far presumere lo status di cliente fiscalmente residente all’estero, sulla base della propria conoscenza.

      Anche in tal caso, a seguito della rilevazione di indicia, sarà avviata una fase di contatto del cliente affinché lo stesso possa confermare o confutare la rilevazione dell’indicia e dichiarare la propria residenza fiscale estera.

    • Lower Value Account (clienti con conti di importo non rilevante)
      Per quel che riguarda l'insieme dei clienti preesistenti titolari di conti un valore minore di 1.000.000,00 $, vengono analizzati e presi in esame solo quelli che hanno, tra le informazioni anagrafiche, eventuali indizi che possono far presumere una residenza fiscale estera (es. indirizzo di residenza estero, indirizzo di corrispondenza estero). Su questo piccolo sottoinsieme della clientela sarà avviata, come detto precedentemente, una fase di contatto del cliente affinché questo possa confermare o confutare la rilevazione dell’indicia e dichiarare la propria residenza fiscale estera.
  • Nuova clientela (acquisita dopo l'entrata in vigore della normativa - a partire dal 1° gennaio 2016)

    La nuova clientela sarà censita sulla base delle attuali normative antiriciclaggio di adeguata verifica, a cui sarà aggiunta una certificazione e/o autocertificazione di residenza fiscale. Non è prevista per la nuova clientela la classificazione High Value Account o Lower Value account tuttavia, allo stato attuale della normativa, è previsto un controllo annuale, in carico al responsabile del rapporto, che certifica eventuali specificità che, sulla base della propria conoscenza, possano avere causato la variazione dello status di residenza fiscale del cliente ("change in circustances").

Link utili

http://www.oecd.org/tax/automatic-exchange/